Due mesi dal terremoto: la verità sugli abruzzesi

Oggi, su un forum, mi sono imbattuto in questo interessante post di un ragazzo aquilano (che ringrazio infinitamente per la gentile concessione del documento), sfollato,  che racconta le sue testimonianze raccolte tra le tendopoli e gli alberghi della costa Adriatica, dove sono ospitati gli sfollati. Il documento è abbastanza forte, leggete con attenzione.

Sono passati quasi due mesi dalla terribile scossa del 6 aprile che ha messo in ginocchio L’Aquila.
Per tutto questo tempo abbiamo visto i media attaccarsi a tutto pur di ottenere qualche servizio strappalacrime, sono state fatte le peggio speculazioni, e si, abbiamo anche dovuto assistere alle pietose promesse del berlusca.

Da aquilano però, ho deciso di aprire questo topic per dire la verità sugli abruzzesi, che al contrario di quanto si possa pensare sono “meno vittime” di quel che sembra.

Iniziamo dalle tendopoli.
Più di 15.000 sfollati non possono/vogliono rientrare in casa e hanno deciso di vivere in tenda, con tutti i disagi che comportano. ma come ho detto, hanno DECISO di andarci a vivere.
Facendo qualche domanda in giro per Piazza d’Armi, io ed un mio amico abbiamo scoperto cose agghiaccianti; quando abbiamo chiesto “
ma perchè state in tenda, non avete parenti o altre case dove andare?” abbiamo ottenuto risposte a dir poco sconcertanti, queste le più significative e, soprattutto, diffuse:
– ma perchè me ne dovrei andare?
qui si mangia e dorme gratis
– in realtà ho la casa agibile, ma qui si mangia “aggratis”, quindi
ho anche chiamato alcuni parenti e dormiamo in tenda assieme
– ho una casa di paese, ma stando
qui non pago bollette e vitto
– finchè Berlusconi non mi dà i soldi per riaggiustare la casa, io non me ne vado

Quello che ha addirittura invitato i parenti ci ha lasciato di sasso, quasi nauseati. Il bello, è che all’improvviso sembra essere diventata una moda questa: le tendopoli più “periferiche” sono piene di cinesi, rumeni e filippini, che sempre con questa stramaledetta scusa che si mangia e dorme gratis hanno iniziato a chiamare le famiglie dall’estero. Quello che viene spontaneo domandarsi è “perchè non li cacciano'”. Eh, facile a dirsi, ma la protezione civile s’è bella che adagiata sugli allori, tanto che addirittura gli stessi membri si caricano in macchina e riportano a casa il cibo avanzato. Poi eh diciamocelo, si mangerà anche gratis ma la vita in tenda è tutt’altro che lussuosa: nei giorni di sole bisogna uscire di mattina presto perchè sennò si soffoca, quando piove dentro diventa tutto umidissimo, i condizionatori non servono ad un cazzo, non c’è privacy, i bagni sono in comune e le norme igieniche facilmente dimenticate, le docce sono pochissime e si hanno pochissimi minuti di tempo per potersi lavare.

E’ vero, forse sono troppo intollerante io, ma non trovo differenze tra l’atteggiamento degli attendati e quello dei barboni, che accattano tutto da tutti.

Ma passiamo alla costa.
Qui il comportamento degli abruzzesi non è poi tanto diverso. Dato che gli alberghi ospitano gratuitamente, la gente ha iniziato a pensare che questa sia
a tutti gli effetti una vacanza, e hanno incominciato a scendere a fiotti per riversarsi negli hotel con amici e parenti. Le scene più umilianti poi sono durante l’ora dei pasti. Se qualche turista dovesse vederci, penserebbe che gli abruzzesi sono dei morti di fame: in mille si riversano sul tavolo del buffet, caricandosi INTERI PIATTI di verdura, portandoli a tavola per poi tornare di nuovo a caricare piatti. Nell’albergo dove stanno i miei, la cena ad esempio iniziale alle 7.30. Io ci sono andato ieri alle otto meno dieci, ed il tavolo degli antipasti era vuoto.
Il bello, è che la metà della roba che prendono avanza, allora decidono che non sono caduti in basso abbastanza, e molti chiedono delle bustine o dei vassoietti per potersi portare la roba a casa (quale casa poi?) o in camera.
Poi sono diventati anche presuntuosi. Pensano che solo perchè sono terremotati abbiano diritto a tutto, e PRETENDONO che gli alberghi mettano a disposizione ombrelloni, piscina e quant’altro. Gratis ovviamente, perchè all’improvviso siamo tutti poveri.
Fortunatamente, almeno qui sulla costa qualche controllo c’è, e sono partite diverse denunce a persone che avevano la casa sulla costa, ma che l’avevano affittata a terzi per poter andare in albergo e guadagnare.

Ieri però la svolta: l’annuncio della protezione civile. Chiunque abbia più di una casa sul territorio abruzzese, al di fuori di L’Aquila ovviamente, sarà costretto a lasciare gli alberghi.
Io c’ero quando è arrivato l’annuncio, e dopo aver visto le reazioni di sdegno dei miei concittadini mi sono messo a ridere come un cretino. La vicina di tavolo mi ha chiesto, acida, “che ti ridi, guarda che è grave”. Io le ho risposto “è divertente, metà della sala, lei compresa, ha iniziato a lamentarsi, il che vuol dire che avete un’altra casa ma state qui in albergo a sbafo”. arrossisce e si gira, tornando a mangiare il suo immenso piatto di antipasto. EPIC WIN.

Io e la mia famiglia abbiamo preso in affitto un appartamentino sulla costa, ed ora sto scrivendo da lì, ma molte altre persone continuano a vivere con i soldi dello stato, pensando chissà come che quei soldi non dovranno rimetterceli anche loro. C’è chi crede davvero che Berlusconi gli ricostruirà/riparerà le case, c’è anche chi crede alla storia delle crociere o che gli verranno rimborsate il 100% delle spese.

Insomma dai, lo dico chiaro e tondo: un popolo di accattoni, pezzenti e morti di fame. questa è l’impressione che ho avuto in quest’ultimo mese. In fondo l’ho sempre saputo però, gli aquilani vengono anche chiamati “ji pecorai” per via delle origini della città, ma vedendo come si comportano attualmente direi che la mentalità è tale e quale a quella di mezzo secolo fà.

A voi i commenti.”

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Un pensiero su “Due mesi dal terremoto: la verità sugli abruzzesi

  1. Roberto

    Beh..questo è un’atteggiamento del popolo ITALIANO..non solo degli abruzzesi..fa parte della nostra CULTURA..(x modo di dire)

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