Libertà di Informazione

In occasione della tanto attesa manifestazione per la libertà di stampa (speriamo che ci porti a un bel cambiamento) volevo proporre alcuni estratti tratti dalla prefazione di “La fattoria degli animali” di George Orwell.

[…]E’ possibile ridurre al silenzio le idee impopolari e tenere nascosti i fatti scomodi senza alcun bisogno di veti ufficiali. Chi ha vissuto a lungo all’estero sarà al corrente di casi in cui notizie sensazionali, che di per sè meriterebbero titoli a caratteri cubitali, sono state del tutto ignorate dalla stampa britannica non per intervento del governo ma per tacito accordo generale secondo cui <<non stava bene>> menzionare quei particolari avvenimenti. […]

E’ pressocchè proibito criticare seriamente sulla stampa il regime sovietico o rivelare fatti che il governo russo preferisce nascosti. […] Non ci viene infatti permesso di criticare il governo sovietico, mentre siamo ragionevolmente liberi di criticare il nostro. Quasi nessuno pubblicherebbe un attacco contro Stalin, ma non rischia niente per un attacco contro Churcill.

[…] E’ importante distinguere fra la censura che l’intelligencija letteraria inglese s’impone volontariamente e quella che a volte può essere impostata da gruppo di pressione. Si sa che di alcuni argomenti non si può discutere per via di <<interessi particolari>>. Il caso più tristemente noto è il racket dei brevetti farmaceutici. Ma anche la Chiesa cattolica, che ha una considerevole influenza sulla stampa, può in qualche misura ridurre al silenzio le critiche che le vengono rivolte. E’ molto raro che un’opera di tendenza anticattolica venga rappresentata a teatro o a portata di schermo.  Qualsiasi attore può testimoniare come un’opera teatrale o un film che attacchino o mettano in ridicolo la Chiesa cattolica siano soggetti al boicottaggio della stampa e probabilmente destinati al fallimento. Ma questa è una cosa innoqua, o per lo meno comprensibile. Ogni grande organizzazione difende meglio che può i propri interessi, e non si può obiettare a una propaganda scoperta. Non possiamo pretendere che il Daily Worker pubblichi fatti sfavorevoli all’URSS, così come non possiamo pretendere che il Catholic Herald denunci il Papa. Chi abbia un minimo di cervello però conosce il Daily Worker e il Catholic Herald per quello che sono.

[…]

Il problema in discussione è molto semplice: <<Qualsiasi opinione, quantunque impopolare, quantunque (perchè no) stupida, ha diritto d’udienza oppure no?>>. Se presentate la questione in questi termini, quasi tutti gli intellettuali inglesi sentiranno di dover rispondere affermativamente. Ma se date alla domanda una forma concreta chiedendo: <<E anche un attacco a Stalin ha diritto d’udienza?”>>, la maggior parte delle risposte saranno negative. In questo caso, infatti, si registra una sfida all’ortodossia corrente, e quindi il principio di libertà di parola cessa di esistere. Ora, quando si pretende libertà di parola e di stampa non si sta chiedendo libertà assoluta. Un qualche grado di censura deve sempre esistere, o almeno continuerà ad esistere fintanto che ci saranno società organizzate. Ma la libertà, come ha detto Rosa Luxemburg, è “libertà per gli altri”. È lo stesso principio contenuto nelle celebri parole di Voltaire: “Detesto ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”. Ammesso che la libertà intellettuale, che è senza dubbio uno dei segni distintivi della civiltà occidentale, abbia un significato, tale significato è che chiunque deve avere il diritto di dire o stampare ciò che ritiene vero, purché così facendo non danneggi inequivocabilmente il resto della comunità.»

So che gli intellettuali britannici hanno molte ragioni per comportarsi con tale vilità e disonest; anzi conosco a memoria le loro giustificazioni. Almeno però piantiamola con le baggianate sulla difesa della libertà della libertà contro il fascismo. Se la libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire. L’uomo della strada accetta ancora vagamente tale dottrina e si comporta di conseguenza. Nel nostro Paese – non è lo stesso in tutti i Paesi, non era così nella Franzia repubblicana e non è così negli odierni Stati Uniti – sono i liberali ad aver paura della libertà, e sono gli intellettuali a voler infangare l’intelletto.

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