Curiosità

Emma Orbach, la donna che vive da Hobbit

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La sua capanna sembra più adatta a Bilbo Beggins.  A differenza dell’errante Hobbit però, Emma Orbach vi soggiorna saldamente.

Emma, 58 enne laureata ad Oxford, ha trascorso gli ultimi 13 anni senza elettricità nella sua casupola costruita da lei stessa, e passa le giornate curando l’orto, raccogliendo frutta, e a prendersi cura dei suoi animali : tre capre, sette galline e due cavalli.

Si procura l’acqua da un ruscello vicino alla sua capanna e raramente le capita di andare a fare la spesa in città, per comprare cose come il riso, o il cioccolato…

Le serate le passa vicino al fuoco, preparando la cena e suonando con la sua arpa pezzi di musica Celtica. Si ritira poi sul suo materasso di lana verso le 7:30 di sera.

Così è come voglio vivere. Questo stile di vita mi fa sentire davvero felice e in pace e questa è la mia casa ideale. ‘

Immersa tra le montagne del Galles occidentale, ha chiamato la sua casa Tir Ysbrydol, che in gallese significa ‘terra degli spiriti‘. Quando i suoi figli vanno a farle visita, così come tutti i suoi ospiti, hanno il divieto di portare dispositivi tecnologici come cellulari, computer portatili, eccetera.

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Dopo la laurea ad Oxford in Cinese, sposò lo storico dell’architettura Julian Orbach e insieme hanno fondato la Brithdir Mawr, comunità nelle montagne Preseli vicino a Newport, nel Pembrokeshire, nel 1993.

Spiegando perché ha fondato la sua casa, poco prima del 2000, la signora Orbach detto che sentiva una ‘forte attrazione per la vita semplice, non mi manca nulla di quello che è normalmente chiamato realtà. La qualità della vita, a mio avviso, è in calo e tutto si sta accelerando e diventando sempre più stressante.’

‘Un paio di volte ho scherzato su come ottenere una pizza da asporto che mi venisse consegnata qui quando sono stanca dopo una lunga giornata. Ma tuttavia non credo che qualcuno attraverserebbe due campi per consegnare una pizza. ‘

Fonte: Mail Online

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Il 2012 del blog

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per il mio blog.

Ecco un estratto:

4,329 film sono stati presentati al Cannes Film Festival di quest’anno. Questo blog ha avuto 13.000 visite nel 2012.

Se ogni visita fosse stato un film, questo blog avrebbe alimentato 3 Festival.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

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Daniel Foss: la vera storia del Robinson dimenticato (e sconosciuto) e del suo remo

Poco prima della sua morte avvenuta nel 1916, Jack London scrisse Il vagabondo delle stelle, romanzo che narra le molte vite di Darrel Standing, professore di agraria detenuto nel carcere di San Quentin in California e condannato più tardi all’impiccagione. Durante la sua permanenza in carcere, attraverso delle esperienze di “piccola morte”, riesce a liberare l’anima dal proprio corpo, riuscendo così a viaggiare attraverso le epoche e, soprattutto, a rivivere le sue vite passate.

In uno di questi viaggi, l’anima di Darrel Standing vive nel corpo di Daniel Foss. A differenza degli altri “corpi” menzionati nel romanzo (il bambino Jesse Fancher, il conte Guillaume De Sainte-Maure,  Ragnar Lodbrog amico di Ponzio Pilato, e altri) Daniel Foss è un marinaio realmente esistito che nel 1809 salpò per le Friendly Islands (attualmente Isole Tonga) per il Capo di Buona Speranza. Fu l’inizio di un calvario di sei anni che lo portò al disastro in mare, alla fame, al cannibalismo, ad anni di solitudine forzata e, infine, ad un meritato, anche se a lungo rimandato, soccorso.

Il 25 novembre la nave su cui viaggiava Daniel Foss incontrò una terribile tempesta e urtò contro un un iceberg riportando gravissimi danni e nel giro di cinque minuti la nave, un brigantino, era completamente affondata. Foss riuscì a salvarsi insieme a venti dei suoi compagni che raggiunsero la lancia di salvataggio. Immediatamente, presero rotta verso sud, pregando che le loro modeste razioni di manzo, maiale, acqua e birra che avevano a disposizione li avrebbero sostenuti fino a quando non avessero trovato un terreno o qualcuno che li soccorresse. Ma le scorte di cibo e acqua erano scarse e il cattivo tempo continuò imperterrito. Dopo nove giorni i 21 uomini dell’equipaggio si erano ridotti a otto e il 10 gennaio rimasero in vita il solo Foss e altri due e altri due compagni estremamente provati dalla fame.

Ad un certo punto decisero di tirare a sorte per determinare chi sarebbe stato sacrificato per la sopravvivenza dei rimanenti due. Toccò al chirurgo di bordo: si tagliò una arteria del braccio sinistro, e Foss e il suo compagno si nutrirono con il loro sangue caldo del loro compagno mentre lui, silenziosamente, spirò.

Per 12 giorni Foss e il suo compagno si nutrirono della carcassa del medico in decomposizione, e il 5 marzo avvistarono finalmente terra! Qui Foss si trovò in un’altra situazione difficile e altrettanto straziante. L’imbarcazione su cui si trovavano lui e l’ultimo superstite della spedizione, urtò violentemente contro una barriera di rocce al largo dell’isola che avevano avvistato. Rapidamente la barca si capovolse e gettò i due uomini in mare. Fosse riuscì ad aggrapparsi ad un remo e a raggiungere la costa. Del suo ultimo compagno non ne seppe più nulla.

Resistendo ad un travolgente bisogno di farsi prendere dal panico, Foss procedette ad esplorare l’isola sulla quale era sbarcato e le sue scoperte gli portarono un po’ di allegria. L’isola era terribilmente piccola, lunga non più di un chilometro, e non vi era alcun segno di animale, uccello, o forme di vita marina, ad eccezione di pochi molluschi. Foss rimase senza cibo per tre giorni, il suo corpo era gonfio e provato dal mare, dal vento e dalle rocce. Sapeva che presto sarebbe morto. Pensò a casa sua, e fu immerso in un profondo stato di malinconia. Tuttavia, il mattino seguente si svegliò decise di continuare la sua lotta. Verso mezzogiorno scoprì il corpo di una foca  morta in un crepaccio tra le rocce.

Alcuni giorni dopo venne svegliato da dei versi che gli sembrarono dei ruggiti di cani. Corse verso la riva e non incontrò un branco di cani, bensì migliaia di foche, vive! Corse tra le loro file, agitando il suo remo con foga e violenza.

Alla fine della giornata aveva macellato più di 100 foche.

Avendo così risolto il problema del cibo, Foss fu costretto a lavorare sul perfezionamento del sistema di approvvigionamento dell’acqua. Fino ad allora, in mancanza di contenitori adeguati, il naufrago fu costretto a bere l’acqua piovana che si raccoglieva nelle buche delle rocce. Creò quindi un secchio da una grande roccia, lavorandola e modellandola con le pietre più dure che trovò sull’isola. Nel giro di cinque settimane ebbe un grosso secchio di pietra in grado di contenere quasi due litri d’acqua. Nel corso dei mesi seguenti ricoprì l’isola di fori per immagazzinare l’acqua, disponendoci anche dei coperchi di pietra per conservarla. Così facendo, Foss aveva 200 litri di acqua a sua disposizione in ogni momento.

Durante il secondo anno sulla isola, Foss aveva fatto molto per superare le difficoltà della sua prigionia. Eresse una capanna di pietra, che lo circondava con una barricata alta 10 piedi che lo proteggeva dalle onde del mare e venti forti. Nel punto più alto dell’isola ha costruito un pilastro alto 30 piedi e ornato con i brandelli della sua camicia di flanella. Un segnale di soccorso per le navi di passaggio. Diede alla sua permanenza sull’isola un ordine tradizionale, con la creazione di un calendario sul l’unico pezzo di legno piatto che si trovava sull’isola, il remo.

Il remo diventò il suo tuttofare: era un’arma, un’asta portabandiera, una canna, un pungolo; e Foss lo custodiva  gelosamente in un involucro di pelle di foca. Negli anni successivi il remo diventò anche il libro dei canti: Foss vi intagliò un breve versetto, che cantava a se stesso ogni sabato. Ispirato da questa impresa, utilizzò la parte più ampia del remo come una sorta di diario, incidendo con la pietra la storia del suo naufragio e la successiva vita in esilio. Nella migliore delle ipotesi poteva incidere 12 lettere al giorno, facendo in modo che dopo la sua morte, non fosse dimenticato.

In modo anche abbastanza appropriato, è stato proprio il remo che salvò Foss, durante il sesto anno del suo confino. Avvistò una grande nave, e  una piccola barca che cercava di approdare su quell’isola frastagliata dalle rocce. Foss prese il suo remo e  si tuffò a capofitto tra le pericolose onde e nuotò verso il piccolo vascello di salvataggio.

Quando fu al sicuro, a bordo della grande nave, Foss e il suo remo furono considerati con grande curiosità e ammirazione da quegli attoniti marinai. Foss poi tornò a casa sua a Elkton. Fu tanta la gratitudine al suo che lo donò al curatore del Museo Peal a Philadelphia. Purtroppo, oggi il museo non esiste più, e del remo si è persa ogni traccia.

“A journal of the shipwreck and sufferings of Daniel Foss , a native of St. Mary’s (Georgia) who was the only person saved from on board the brig The Negotiator, of Alexandria, which foundered in the Pacific Ocean, on the 26th nov. 1811 – and who lived for five years on a small barren island – during which time he subsisted on seals, and never saw the face of any human creature.”

Questo è il titolo del diario di Daniel Foss, pubblicato a Boston nel 1816. Una copia originale si può acquistare in questo sito alla modica cifra di 4.500 dollari. Queste sono alcune delle sue pagine:

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Arcanum of Steamwork & Magic Obscura: Riferimenti storici e culturali

Virgil, il nostro primo seguace e guida è un chiaro riferimento a Virgilio, il poeta vate che accompagna Dante nell’Inferno.

– Nel luogo dello schianto del dirigibile si trova il corpo di Isaac Zapruder che è riuscito a riprendere l’attacco allo Zephyr con la sua macchina fotografica. Questo è un riferimento ad Abraham Zapruder che registratò l’assassinio del presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy.

– Il Dottor Roberts di Colline Velate si basa su due persone reali, Doc Holiday (dentista americano, giocatore d’azzardo e pistolero del vecchio West) e il suo amico Wyatt Earp, di cui ne usa il ritratto.

– Gilbert Bates, il presunto inventore della macchina a vapore che detiene il monopolio della produzione di motori a vapore, è un riferimento a Bill Gates di Microsoft. Il suo concorrente, Cedric Appleby, è un riferimento invece alla società Apple, rivale di Microsoft.

– La serie di omicidi di Whitechurch, a Caladon, si basa sugli omicidi di Whitechapel.

– H.T. Parnell, un uomo che fa soldi con false notizie a Tarant, si basa su PT Barnum, uno showman americano, uomo d’affari, ed intrattenitore, ricordato per la promozione di false celebrità e per la fondazione del circo che è poi diventato il Ringling Bros. and Barnum & Bailey Circus.

– Il Boil di Tarant viene definito come un “alveare miserabile di feccia e malvagità”, che è come Obi-Wan Kenobi descrive Mos Eisley in Star Wars Episodio IV. Questa descrizione è stata utilizzata anche in Fallout 2 per descrivere The Den.

– Madame Toussaude di Tarant è un riferimento a Marie Tussaud e il suo Museo delle cere.

– Edward Teach è un riferimento a Barbanera, famigerato pirata inglese, il cui vero nome era Edward Teach.

– Il libri sulla questione degli Orchi sono un riferimento alla “Questione Ebraica”

– La Stella di Azram, arma da lancio, è una replica esatta del Glaive, l’arma utilizzata nel film Krull del 1983.

– Il Cerchio di Brodgar si basa su un vero cerchio di pietre dello stesso nome situato nelle Orcadi, in Scozia.

– La bobina di Tesla, il fucile di Tesla e il bastone di Tesla, prendono il nome dal famoso inventore e ingegnere, Nikola Tesla.

– L’isola di Cattan è un riferimento al nome di un gioco da tavolo tedesco, I coloni di Catan.

– Il poster di Throgg Donn mostrato nel video finale è una versione modificata di un poster nazista.

– Nasrudin prende il nome da Nasreddin, un filosofo populista e uomo saggio, ricordato per le sue storie e aneddoti divertenti.

– Tollo Underhill è un riferimento a Frodo Baggins del Signore degli Anelli, il cui pseudonimo era Mr. Underhill (Sottocolle).

– Quando si chiede alla gente dell’ Isola della Disperazione (a un certo punto della quest principale), essi possono rispondere: “Vuoi dire la Black Isle? Io non sono molto sicuro …”. Si tratta di un riferimento alla Black Isle Studios, dove proveniva la maggior parte del personale di Troika.

– Hieronymous Maxim, l’inventore della pistola meccanizzata e l’aereo in Arcanum, si basa su Hiram Maxim, l’inventore della prima pistola macchina e che ha anche sperimentato il volo a motore.

– Il Professor Aldous Hunley di Vendigroth (menzionato anche nei giornali), che ha creato un imbarcazione completamente sommergibile (si può trovare sulla spiaggia dell’ Isola della Disperazione), è un riferimento a Horace Lawson Hunley, un ingegnere navale vissuto durante la guerra civile americana , la cui nave affonda uccidendolo. Il nome potrebbe anche essere un riferimento a Aldous Huxley.

– Lete Wyvern, un drago che distrugge la memoria della sua vittima con i suoi artigli velenosi, prende il nome da Lete, uno dei fiumi di Ade. L’effetto degli attacchi di Lete Wyvern nel gioco causa dei danni permanenti all’Intelligenza.

– La Pietra di Durin, un artefatto dal Clan di ferro, è un riferimento a Durin, il nome di uno dei 13 Nani protagonisti de “Lo Hobbit” di JRR Tolkien. Va inoltre ricordato che Tolkien ha preso il nome di Durin dalla mitologia nordica, dove è scritto come Durinn.

– Quando prendiamo un pacchetto per l’alchimista Jongle Dunne di Colline Velate, il negoziante di Dernholm ti dice, “Questo mago è solo un vecchio pazzo”, citando Owen Lars di Star Wars Episode IV.

– Se ci uniamo con Virgil agli Elfi Oscuri, l’anziano Joachim, ex mentore di Virgil, ci appare a Caladon chiedendo a Virgil di fermarsi, e quando lui si rifiuta, cerca di ostacolarlo. Una delle provocazioni di Virgil a Joachim è “I tuoi poteri sono deboli, vecchio”, citando Darth Vader di Star Wars Episode IV.

– Il Pugnale Arcano è quasi una replica esatta del Dagger Isis, un coltello fantasy creato da un designer di oggetti e collezionista fantasy Kit Rae. Il Pugnale Isis è stato vendutoper la prima volta nel 2000, quando Arcanum era nel bel mezzo dello sviluppo.

– I tentativi del Regno Unificato di convincere il regno di Arland (di cui Caladon è la capitale) ad allearsi con loro, è un riferimento diretto alla simile situazione politica degli ultimi secoli tra il Regno Unito e la Repubblica d’Irlanda. Quindi, Arland, Irlanda.

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La ricetta segreta della Coca Cola direttamente dal diario di Pemberton

Uno dei grandi dilemmi che ha da sempre afflitto le menti del genere umano è capire quale fosse la formula e l’ingrediente segreto della Coca Cola.

Cominciamo quindi con Sir John S. Pemberton, farmacista inventore della Coca Cola nonchè veterano dell’esercito della Confederazione durante la Guerra di Secessione Americana. Alla sua morte, 1888, venne reso pubblico il suo diario, nel quale Pemberton, tra le altre cose, ci dice quali sono gli ingredienti della sua bevanda:

– Citrato di caffeina (28g)

Acido critico (85g)

– Estratto di vaniglia (30ml)

– Succo di lime (946ml)

– Aroma 7X (71g)

– Zucchero (14kg)

– Estratto liquido di foglie di coca (118,3ml)

– Acqua (9,5l)

– Caramello (quantità sufficiente a darne il colore)

– Mischiare l’acido di caffeina e il succo di lime in un quarto di acqua bollente e aggiungere vaniglia e aromi quando si raffredda

– Aroma 7X:

*1\4 di alchool

*80 succo di arancio

*40 olio di cannella

*120 succo di limone

*20 olio di coriandolo

*40 olio di noce moscata

*40 olio di neroli

– Far riposare 24 ore

Questa ricetta però non specifica come e quando vengano mescolati gli ingredienti, ne le quantità d’olio necessarie…ma si presuppone che Pemberton ne fosse a conoscenza!

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