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La Repubblica censura un articolo di Piergiorgio Odifreddi sul conflitto israelo-palestinese

Piergiorgio Odifreddi, matematico e divulgatore scientifico, gestiva un’interessante spazio all’interno del sito di Repubblica online “Il non-senso della vita”. Per più di due anni è stata la rubrica più interessante di tutta la testata editoriale, che com’è noto, recentemente ha perso il carisma e la credibilità degli anni passati.

Un esempio su tutti è la censura a Odifreddi a causa di questo articolo sul conflitto israelo palestinese:

Dieci volte peggio dei nazisti (18)
Uno dei crimini più efferati dell’occupazione nazista in Italia fu la strage delle Fosse Ardeatine. Il 24 maggio 1944 i tedeschi “giustiziarono”, secondo il loro rudimentale concetto di giustizia, 335 italiani in rappresaglia per l’attentato di via Rasella compiuto dalla resistenza partigiana il 23 maggio, nel quale avevano perso la vita 32 militari delle truppe di occupazione. A istituire la versione moderna della “legge del taglione”, che sostituiva la proporzione uno a uno del motto “occhio per occhio, dente per dente” con una proporzione di dieci a uno, fu Hitler in persona.

Il feldmaresciallo Albert Kesselring trasmise l’ordine a Herbert Kappler, l’ufficiale delle SS che si era già messo in luce l’anno prima, nell’ottobre del 1943, con il rastrellamento del ghetto di Roma. E quest’ultimo lo eseguì con un eccesso di zelo, aggiungendo di sua sponte 15 vittime al numero di 320 stabilito dal Fuehrer. Dopo la guerra Kesselring fu condannato a morte per l’eccidio, ma la pena fu commutata in ergastolo e scontata fino al 1952, quando il detenuto fu scarcerato per “motivi di salute” (tra virgolette, perché sopravvisse altri otto anni). Anche Kappler e il suo aiutante Erich Priebke furono condannati all’ergastolo. Il primo riuscì a evadere nel 1977, e morì pochi mesi dopo in Germania. Il secondo, catturato ed estradato solo nel 1995 in Argentina, è tuttora detenuto in semilibertà a Roma, nonostante sia ormai quasi centenario.

In questi giorni si sta compiendo in Israele l’ennesima replica della logica nazista delle Fosse Ardeatine. Con la scusa di contrastare gli “atti terroristici” della resistenza palestinese contro gli occupanti israeliani, il governo Netanyahu sta bombardando la striscia di Gaza e si appresta a invaderla con decine di migliaia di truppe. Il che d’altronde aveva già minacciato e deciso di fare a freddo, per punire l’Autorità Nazionale Palestinese di un crimine terribile: aver chiesto alle Nazioni Unite di esservi ammessa come membro osservatore! Cosa succederà durante l’invasione, è facilmente prevedibile. Durante l’operazione Piombo Fuso di fine 2008 e inizio 2009, infatti, compiuta con le stesse scuse e gli stessi fini, sono stati uccisi almeno 1400 palestinesi, secondo il rapporto delle Nazioni Unite, a fronte dei 15 morti israeliani provocati in otto anni (!) dai razzi diHamas. Un rapporto di circa 241 cento a uno, dunque: dieci volte superiore a quello della strage delle Fosse Ardeatine. Naturalmente, l’eccidio di quattro anni fa non è che uno dei tanti perpetrati dal governo e dall’esercito di occupazione israeliani nei territori palestinesi.

Ma a far condannare all’ergastolo Kesserling, Kappler e Priebke ne è bastato uno solo, e molto meno efferato: a quando dunque un tribunale internazionale per processare e condannare ancheNetanyahu e i suoi generali?

Piergiorgio Odifreddi

L’improvvisa scomparsa dell’articolo dallo spazio di Odifreddi ha portato il matematico a lasciare il quotidiano, e l’ha fatto con questa lettera:

809 giorni di libertà

Il non-senso della vita è iniziato il 31 agosto 2010, e ha cercato di gettare uno sguardo il più possibile razionale, e dunque non convenzionale, sugli avvenimenti che la cronaca proponeva quotidianamente alla nostra attenzione. Lo stesso titolo del blog, nonostante la palese provocazione filosofica e teologica, intendeva programmaticamente indicare che gli spunti di meditazione e di discussione sarebbero stati scelti, in maniera idiosincratica, tra quelli che potevano essere considerati come “portatori di non senso”.

Per 809 giorni Repubblica.it ha generosamente ospitato le mie riflessioni, che spesso non coincidevano con la linea editoriale del giornale, e ha offerto loro l’invidiabile visibilità non solo del suo sito, ma anche di un richiamo speciale nella sezione Pubblico. Da parte mia, ho approfittato di questa ospitalità per parlare in libertà anche di temi scabrosi e non politically correct, che vertevano spesso su questioni controverse di scienza, filosofia, religione e politica.

Naturalmente, sapevo bene che toccare temi sensibili poteva provocare la reazione pavloviana delle persone ipersensibili. Puntualmente, vari post hanno stimolato valanghe (centinaia, e a volte migliaia) di commenti, e aperto discussioni che hanno fatto di questo blog un gradito spazio di libertà. Altrettanto naturalmente, sapevo bene che la sponsorizzazione di Repubblica.it poteva riversare sul sito e sul giornale proteste direttamente proporzionali alla cattiva coscienza di chi si sentiva messo in discussione o criticato.

Immagino che il direttore del giornale e i curatori del sito abbiano spesso ricevuto lagnanze, molte delle quali probabilmente in latino. Ma devo riconoscere loro di non averne mai lasciato trasparire più che un vago sentore, e di aver sempre sposato la massima di Voltaire: “detesto ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”. Mai e sempre, fino a ieri, quando anche loro hanno dovuto soccombere di fronte ad altre lagnanze, questa volta sicuramente in ebraico.

Cancellare un post non è, di per sè, un grande problema: soprattutto nell’era dell’informatica, quando tutto ciò che si mette in rete viene clonato e continua comunque a esistere e circolare. Non è neppure un grande problema il fatto che una parte della comunità ebraica italiana non condivida le opinioni su Israele espresse non soltanto da José Saramago e Noam Chomsky, al cui insegnamento immodestamente mi ispiro, ma anche e soprattutto dai molti cittadini israeliani democratici che non approvano la politica del loro governo, ai quali vanno la mia ammirazione e la mia solidarietà.

Il problema, piccolo e puramente individuale, è che se continuassi a tenere il blog, d’ora in poi dovrei ogni volta domandarmi se ciò che penso, e dunque scrivo, può non essere gradito a coloro che lo leggono: qualunque lingua, viva o morta, essi usino per protestare. Dovrei, cioè, diventare “passivamente responsabile”, per evitare di procurare guai. Ma poiché per natura io mi sento “attivamente irresponsabile”, nel senso in cui Richard Feynman dichiarava di sentirsi in Il piacere di trovare le cose, preferisco fermarmi qui.

Tenere questo blog è stata una bella esperienza, di pensiero e di vita, e ringrazio non solo coloro che l’hanno ospitato e difeso, ma anche e soprattutto coloro che vi hanno partecipato. La vita, con o senza senso, continua. Ma ci sono momenti in cui, candidamente, bisogna ritirarsi a coltivare il proprio giardino.

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La vittoria vichinga dell’Islanda

Congratulazioni all’Islanda.

Fitch ha migliorato il rating di credito del paese, portandolo a BBB con prospettiva stabile, aspettandosi che il debito tocchi il 100% del PIL.

L’ultima previsione dell’OCSE ha ipotizzato un crescita del 2,4% per quest’anno, dopo il 2,9 nel 2011.

La disoccupazione cadrà dal 7% dello scorso anno al 6,1 di questo esercizio, e poi al 5,3 nel 2013.

Il deficit delle partite correnti era dell’11,2% nel 2010. Si ridurrà al 3,4% questo anno, e sparirà quasi del tutto nel prossimo.

La strategia di svalutazione sostenuta dai controlli sui capitali ha salvato l’economia. (Sì, lo so c’è una disputa su controlli del cambio, ma è un dettaglio.) Il paese ha tenuto insieme il suo welfare nordico e ha preservato la coesione sociale. Sta di nuovo lentamente prosperando, anche se il debito privato è pesante.

Nessuno sta costringendo il governo eletto a rimettere il mandato o a nominare un tecnocrate primo ministro. L’Althingi siede senza intralci all’interno della gloria isolana, il parlamento più vecchio del mondo (930 D.C.).

Il risultato è una rivendicazione delle monete sovrane e delle banche centrali nazionali che sono capaci di rispondere agli shock.

Il contrasto con la catastrofe della disoccupazione e della deflazione del debito che coglie tutto l’arco depressionario in Europa è lampante. I menagrami dell’UEM, che persistono nel dibattere che l’uscita dall’Europa sarebbe suicida, dovrebbero iniziare a trovare un argomento migliore.

Siamo sicuri che l’Islanda si assocerà all’UE e all’euro? Non ci scommettete.

Ecco il testo di Fitch:

Fitch Ratings ha migliorato il rating di credito (IDR) a lungo termine dell’Islanda per l’emissione in moneta estera da ‘BB+’ a ‘BBB-‘ e ha portato la valutazione a lungo termine per le emissioni in moneta locale a ‘BBB+’. Il suo IDR a breve termine per le emissioni in divisa estera è stato promosso a ‘F3’ da ‘B’ e la valutazione per la quantità di debito da ‘BB+’ a ‘BBB-‘. Le prospettive sui rating a lungo termine sono stabili.

“Il recupero della valutazione a lungo termine di investment grade riflette i progressi che sono stati fatti per ripristinare la stabilità macroeconomica, favorendo le riforme strutturali per ristabilire la solvibilità sovrana dalla crisi monetaria e bancaria del 2008”, ha detto Paul Rawkins, Direttore Senior del gruppo addetto ai rating del debito pubblico di Fitch.

“L’Islanda è uscita con successo dal programma del FMI e ha riguadagnato un nuovo accesso ai mercati internazionali del capitale. È in corso una promettente ripresa economica, la ristrutturazione del settore finanziario è ben avanzata, mentre il rapporto tra debito pubblico e PIL sembra essere vicino a un robusto programma di consolidamento fiscale”, ha aggiunto Rawkins.

Essendo stato il primo paese ad aver sofferto la crisi finanziaria globale, l’Islanda ha completato con successo un programma triennale di salvataggio del FMI nell’agosto del 2011. Nonostante alcuni contrattempi, questo piano ha gettato le fondamenta per un accesso rinnovato ai mercati internazionali del capitale alla metà del 2011 e per un impulso incoraggiante sulla crescita economica, pari al 3% nel 2011. La flessibilità del lavoro, dei mercati produttivi e un tasso di cambio oscillante hanno facilitato la correzione degli squilibri esterni e contenuto l’aumento della disoccupazione, mentre il sistema finanziario si è ridotto a un quinto delle dimensioni precedenti.

L’Islanda è stata tra le prime a operare un consolidamento fiscale tra le economie avanzate: il deficit primario si è contratto dal 6,5% del PIL nel 2009 allo 0,5% nel 2011, e sembra poter raggiungere un’eccedenza fiscale primaria dal 2012 e un surplus dal 2014.

Fitch ritiene che il debito governativo lordo potrebbe aver raggiunto il picco nel 2011 a circa il 100% del PIL (escludendo le potenziali passività di Icesave); il debito netto è significativamente più basso, circa il 65% del PIL, riflettendo cospicui depositi alla Banca Centrale (CBI). Riuscendo a contenere ulteriori shock, l’Islanda dovrebbe vedere una forte riduzione nel suo rapporto tra debito e PIL dal 2012, nel caso in cui continui la ripresa economica e che il governo raggiunga gli obbiettivi fiscali di medio termine. Gli ingenti depositi del governo presso la CBI e le riserve record in divise straniere alleviano le preoccupazioni di finanziamento a breve termine. Comunque, il rischio di eventuali e ulteriori passività che verranno scaricate nei bilanci governativi resta alto.

La risposta politica non ortodossa dell’Islanda alla crisi è riuscita a preservare la solvibilità sovrana, malgrado le difficoltà del settore finanziario senza precedenti. Comunque, rimangono problemi insoluti, come per la disputa protratta su Icesave, una branca off-shore della fallita Landsbanki che accettava depositi in divisa estera dal Regno Unito e dai Paesi Bassi, e il lento alleggerimento dei controlli sui capitali imposti nel 2008.

L’impatto di Icesave sulla solvibilità dell’Islanda si è affievolito col passare del tempo e Landsbanki ha cominciato a retribuire i conti di deposito. Comunque, Fitch ritiene che Icesave abbia ancora la capacità di far alzare il debito pubblico tra il 6 e il 13% del PIL, se un tribunale E.F.T.A. dovesse pronunciarsi contro l’Islanda. La risoluzione del problema Icesave sarà importante per il ripristino di normali relazioni con i creditori esteri e per rimuovere l’incertezza per le finanze pubbliche.

I controlli sui capitali continuano a bloccare il rimpatrio di una somma tra i 3 e i 4 miliardi di dollari di investimenti di soggetti non residenti in debito pubblico denominato nella corona islandese e in altri strumenti di deposito. Fitch ammette che l’abbandono dell’Islanda dei controlli sui capitali sarà un processo lungo, dati i rischi sottostanti di stabilità macroeconomica, di finanziamento fiscale e della nuova base, appena ristrutturata, della banche commerciali.

Sinora, l’Islanda è stata relativamente poco toccata dalla crisi del debito sovrano dell’eurozona e, anche se ci si attende che la sua crescita rallenti fino al 2–2,5% nel 2012-13, Fitch non prevede che torni in recessione. In ogni caso, il settore privato rimane molto indebitato. Il debito delle famiglie supera il 200% del reddito disponibile e quello delle imprese il 210% del PIL, evidenziando la necessità di un’ulteriore ristrutturazione del debito nazionale, mentre il settore fondamentale per le esportazioni è stato frenato dai limiti di capacità produttiva e da una mancanza di investimenti, aggravate in parte dal lento alleggerimento dei controlli sui capitali.

Fitch ritiene che le iniziative future per il rating sovrano prenderanno in considerazione una lunga serie di fattori, che includono il proseguimento della ripresa economica, il consolidamento fiscale e i progressi verso la riduzione del debito pubblico e di quello estero. L’Islanda è ancora un paese con un reddito relativamente alto, con standard di governabilità, uno sviluppo umano e una facilità di impresa più simili a uno stato con un credito di primo livello che a uno con un rating basso. L’accelerazione della ristrutturazione del debito privato, un rilassamento progressivo dei controlli sui capitali, la normalizzazione delle relazioni, oltre a una durevole stabilità monetaria e dei tassi di cambio, aiuterebbero il miglioramento dello status creditizio dell’Islanda.

DI AMBROSE EVANS-PRITCHARD
Telegraph.co.uk

Fonte: Iceland’s Viking Victory

17.02.2012

Traduzione per www.comedonchisciotte.org

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Carditello, il saccheggio senza fine di un capolavoro del Settecento.

Il proprietario della reggia è un consorzio di bonifica che affoga nei debiti e che vorrebbe vendarla all’asta. Attorno una “danza macabra” di enti pubblici: tribunale, soprintendenza, ministero, Regione Campania. E intanto le infiltrazioni d’acqua cancellano gli affreschi e i ladri passano ogni notte a spogliare l’edificio di marmi, stucchi, pilastri e pavimenti.

La reggia di Carditello cade a pezzi. E intorno a questo gioiello dell’architettura settecentesca, a pochi chilometri da Caserta, si allestisce una specie di danza macabra. Non bastano i ladri e i vandali che quasi ogni notte scavalcano il recinto e strappano la corona dello stemma, si avventano sulle aquile alla base dell’obelisco oppure danno fuoco a uno dei grandi platani che svettano davanti alla facciata dell’edificio, nell’arena dove i re Borbone allenavano i cavalli – i migliori nell’Europa del Settecento. Al grottesco e lugubre balletto dei saccheggiatori si aggiungono le istituzioni che dovrebbero occuparsi di questa residenza reale, costruita nel cuore di quella che un tempo era la Campania felix. E che invece scaricano le responsabilità l’una sull’altra. Lasciando che la reggia a marzo prossimo venga venduta all’asta per pochi spiccioli (poco meno di venti milioni, dopo due sedute andate a vuoto).

La reggia è di proprietà di un ente della Regione Campania, il Consorzio di bonifica del Basso Volturno, che affoga nei debiti. E che è costretto a svendere ai creditori (l’ex Banco di Napoli, ora Banca Intesa) il suo patrimonio. E quindi la reggia, finita ora sotto la custodia del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Qualche settimana fa il giudice che cura la vendita ha emesso un decreto con il quale si vieta a chiunque, anche ai giornalisti, di entrare. Pericolo di crollo, dice il provvedimento. Che impedisce ai cronisti di documentare lo strazio di un patrimonio culturale, ma non ha evitato che i saccheggiatori facessero man bassa. Qualche giorno fa si è deciso di istituire una vigilanza anche notturna. Ma la notizia è stata presa come l’ulteriore, tardiva beffa in una storia triste e tragica che va avanti da tempo.

 

Ai ladri si sommano gli effetti dell’abbandono in cui versa la reggia. Le decorazioni, restaurate appena una decina di anni fa, rischiano di staccarsi inzuppate dall’acqua che cola nelle murature, e sono in pericolo anche i preziosi affreschi di Jakob Philipp Hackert, amico di Goethe e pittore di corte con Ferdinando IV di Borbone, aggrediti dall’umidità e dalle muffe. I ladri sono saliti fin sull’altana, da dove lo sguardo spazia sulla maglia a scacchiera della campagna aversana che, nonostante le discariche abusive e quelle legali, conserva i tratti di un paesaggio rurale fra i più celebrati. Dalle balaustre hanno staccato i pilastrini in marmo, uno dopo l’altro, scartando quelli del piano di sotto che invece sono copie. I pilastrini che si sono rotti durante il trasporto li hanno abbandonati ai piedi del recinto. I pezzi interi li hanno portati via con i camion. Ci sono volute ore, i pilastrini sono pesanti e ingombranti. Ma nessuno ha visto niente. Negli anni scorsi hanno rubato quasi tutti i caminetti, i lastroni in marmo delle scalinate e interi pezzi di pavimento. Non si erano però mai viste tante razzie come negli ultimi giorni. Ora si teme per le cornici delle porte, anch’esse di un marmo che non si trova più in circolazione.

Il Consorzio di bonifica, che in realtà si occupa di irrigazione e regimazione di acque, ha ereditato la reggia, circondata da una tenuta di oltre 2 mila ettari, dall’Opera nazionale combattenti, alla quale finì in dote negli anni Venti del Novecento. Nessuno, né i combattenti né il Consorzio, hanno mai capito che cosa fare di questa meraviglia. La tenevano lì, inscrivendola nei propri bilanci e sperando che qualcuno se l’accollasse. Negli anni Ottanta nei padiglioni laterali di Carditello venne organizzato un Museo della civiltà contadina, tenuto con molta cura. Ma poi anch’esso venne abbandonato, i solai cominciarono ad aprirsi e le tegole si sfracellavano al suolo. I pezzi più belli vennero rubati, altri furono dispersi in varie collezioni. Attualmente ci sono solo brandelli di carretti, di macine e di aratri.

Alla fine degli anni Novanta il Ministero per i Beni culturali investì cinque miliardi di lire per restaurare la parte centrale dell’edificio, la vera e propria residenza reale. Ritornarono a splendere gli stucchi verde chiaro delle volte e ripresero colore gli affreschi di Hackert, molti dei quali raffigurano il paesaggio rurale dell’intorno, attraversato da cavalli e bufale, l’acquedotto carolino e la Reggia di Caserta. Il Consorzio vi installò alcuni uffici e la Reggia, seppure con abiti burocratici, viveva. Poi la crisi: le casse del Consorzio si andavano prosciugando e l’ente agonizzava a causa dei debiti. Fra i creditori c’era l’allora Banco di Napoli, che tramite una sua società, la Sga, avviò la procedura per la vendita all’asta.

La Reggia di Carditello ha iniziato a morire giorno dopo giorno. Vuota, abbandonata, perdeva pezzi. I tetti, sfondati, lasciavano entrare la pioggia che imbeveva le murature. Gli infissi non chiudevano più, l’acqua penetrava nei grandi saloni e stagnava nei solai. La Regione Campania (era Bassolino) avviò dei progetti di restauro e di riuso dell’edificio. Il Consorzio, per iniziativa di un commissario, Alfonso De Nardo, raggiunse un’intesa con la Sga che si sarebbe accontentata di 9 milioni, evitando che la reggia finisse all’asta. Bastava che la Regione, a sua volta debitrice del Consorzio, versasse nelle casse dell’ente quanto dovuto. Ma tutto è rimasto fermo. Nel frattempo è cambiata l’amministrazione regionale. Ora il presidente Stefano Caldoro fa sapere tramite la sua portavoce che lui su Carditello non ha niente da dire. E il consiglio regionale ha appena bocciato un emendamento alla legge finanziaria che stanziava tre milioni in tre anni per pagare il debito del Consorzio e per evitare che la reggia finisse nelle mani di chissà chi.

Il Consorzio accusa la Regione. E contro la Regione si scaglia anche la Soprintendente Paola Raffaella David. Che mette Caldoro sul banco degli imputati insieme a Consorzio e Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, cercando di impedire la vendita all’asta e chiedendo l’intervento dell’Avvocatura dello Stato per fermare la procedura. D’altronde, ribattono gli imputati, non è che i Beni culturali abbiano fatto granché. E in effetti a Carditello non si è mai visto nessuno in questi anni, tantomeno ministri o alti dirigenti di quel ministero, quasi che la reggia, fastidioso ingombro, non avesse altro destino che essere abbandonata o soccombere sotto i colpi dei vandali.

Reportage di Francesco Erbani. Tratto da Repubblica.it
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Steve Jobs: 1955-2011

Discorso integrale di Steve Jobs agli studenti neolaureati della Stanford University, 12 Giugno 2005.

Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata.
Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie.
La prima storia è sull'unire i puntini.
Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi circa prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato? E' cominciato tutto prima che nascessi.
Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quando arrivai io loro decisero all'ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina. Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d'attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: "C'è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete voi?" Loro risposero: "Certamente".
Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l'adozione. Poi accettò di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college. Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l'ammissione e i corsi.
Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all'epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso.
Nell'attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti. Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare.
Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l'unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo.
Vi faccio subito un esempio. Il Reed College all'epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così.
Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato. Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita.
Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E' stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità.
Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i persona computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno.
Certamente all'epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all'indietro. Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all'indietro.
Così, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa – il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.
La mia seconda storia è a proposito dell'amore e della perdita.
Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un'azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L'anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione - il Macintosh - e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato.
Come si fa a venir licenziati dall'azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l'azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale.
Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa. Non ho saputo davvero cosa fare per alcun imesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me - come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l'ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley.
Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L'evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo. Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere.
La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creatvi della mia vita.
Durante i cinque anni successivi fondai un'azienda chiamata NeXT e poi un'altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell'attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia. Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E' stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente.
Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l'unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l'amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l'unico modo per essere realimente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro.
E l'unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l'avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.
La mia terza storia è a proposto della morte.
Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: "Se vivrai ogni giorno come se fosse l'ultimo, sicuramente una volta avrai ragione". Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: "Se oggi fosse l'ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?". E ogni qualvolta la risposta è "no" per troppi giorni di fila, capisco che c'è qualcosa che deve essere cambiato.
Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose - tutte le aspettative di eternità, tutto l'orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire - semplicemente svaniscono di fronte all'idea della morte, lasciando solo quello che c'è di realmente importante.
Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c'è ragione per non seguire il vostro cuore.
Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire).
Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi "addio". Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell'analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie - che era là - mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico.
Ho fatto l'intervento chirurgico e adesso sto bene. Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po' più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi: Nessuno vuole morire.
Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E' l'agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità.
Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.
Quando ero un ragazzo c'era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E' stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E' stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fato con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E' stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni. Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell'ultima pagina del numero finale c'era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l'autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c'erano le parole: "Stay Hungry. Stay Foolish.", siate affamati, siate folli.
Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi. Stay Hungry. Stay Foolish. Grazie a tutti.

Arrivederci Steve!

 

 

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Approvato il nuovo Codice della Strada

Con 138  voti favorevoli, 3 contrari e 122 astenuti il Senato ha approvato il nuovo codice stradale. Per il via libera definitivo servirà ancora un’approvazione della camera ma vediamo quali sono i principali punti della legge:

Multe: nulle se non notificate entro 60 giorni (attualmente 150). Per i redditi inferiori a 15mila euro potranno essere rateizzate le multe superiori a 200 euro (prima 400).Non approvato lo sconto di un terzo se vengono pagate per intero

Limiti di velocità: Rimane il limite a 130 km all’ora con la discrezionalità delle società autostradali di consentire i 150 nei tratti a tre corsie, con i tutor installati e con favorevoli condizioni metereologiche.

Auto Blu:  Non approvato l’emendamento che evitava agli autisti delle auto blu di vedersi sottrarre i punti dalla patente. Viene demandata al governo la possibilità di creare un’apposita patente di servizio dove sottrarre i punti quando questi autisti sono in servizio.

Test Antidroga: Per ottenere la patente si dovrà effettura un test antidroga, obbligatorio per il rinnovo della patente di chi guida mezzi pubblici, taxi e camion.

Licenziamenti: Chi ha subito la sospensione della patente perché ubriaco o sotto gli effetti della droga, può essere licenziato per giusta causa dal datore di lavoro nel caso il conducente con una patente professionale.

Deroga e patente sospesa: Si può chiedere al prefetto una deroga di tre ore al giorno per recarsi al lavoro o per consentire il trasporto di familiari in difficoltà, ma in questo caso vengono raddoppiati i tempi della sospensione.

Minicar: Obbligatorio l’uso delle cinture di sicurezza. Chi ha avuto la patente sospesa non può aggirare il divieto utilizzando una minicar. Multe per chi trucca il motore: per il meccanico da 389 a 1.556 euro, per il proprietario da 148 a 594 euro.

Etilometro: Obbligatorio per i ristoratori munirsi di etilometro per i clienti che lo vogliono utilizzare.

Alcolici: Alle 3 di notte divieto per i locali notturni di vendere alcolici. Vietati negli autogrill sulle autostrade la vendita di superalcolici dalle 22 alla 6 con multe da 2.500 a 7 mila euro, dalle ore 2 alle 7 è vietata la somministrazione di alcolici con multe da 3.500 a 10.500 euro. Se in due anni i gestori non rispettano più volte il divieto, avranno la licenza di vendita sospesa per 30 giorni. I camionisti e i neopatentati (entro 3 anni) non potranno bere alcolici prima di mettersi alla guida. Multa prevista da 155 a 624 euro.

Motocicli con bambini: Chi trasporta un bambino (fino a un metro e mezzo di altezza) non deve superare i 60 km all’ora. Per i minori dai 5 ai 12 anni è obbligatorio un apposito seggiolino che sarà definito dal ministero dei Trasporti

Bici: Casco obbligatorio solo per i ragazzi fino a 14 anni. Chi commette un’infrazione con la bicicletta pagherà una multa, ma non avrà tolti i punti dalla sua patente. Nessuna sanzione se si parcheggia la bici sul marciapiede o nelle aree pedonali

Moto: Non sarà obbligatorio il casco integrale né il paraschiena. Dal 1° gennaio 2011 introdotta una prova pratica di guida per chi ha un motorino 50 cc di cilindrata come previsto dalle direttive comunitarie

Tir e Bus: Innalzata dai 65 ai 70 anni l’età dei conducenti di mezzi pubblici, autocarri e tir, con rinnovo annuale della patente

Rifiuti: Abbandonare o depositare rifiuti sulla strada comporta una sanzione da 250 a mille euro. Nel vecchio codice il minimo era di 550 euro.

Foglio rosa: Chi ha la patente A per le moto, può prendere il foglio rosa a 17 anni

Fumo: Nessun divieto di fumare per chi guida

Targa personale: Non è più legata al veicolo, ma al proprietario che la utilizzerà se ne acquista uno nuovo

Handicap: Sgravi fiscali per chi acquista autoveicoli

Rally: Le auto che partecipano alle competizioni sportive potranno circolare liberamente per spostarsi da una parte all’altra del circuito

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Sidecar: Oltre a tassisti e a conducenti di limousine, si potrà fare anche la professione di conducente di sidecar.

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